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SET 09

LA RIVOLTA AGRARIA - INCONTRO CON L'AUTORE

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Si svolgerà il 30 settembre 2009 alle 0re 18,00 in Piazza Aldo Moro un incontro dibattito con l'autore del libro "La rivolta Agraria" prof. Cesare Augusto Marangio.Essainsanguinò la fascia costiera del Salento, nella provincia di Brindisi. Soprattutto a San Pietro Vernotico, il comune più grande, Torchiarolo, da dove partì la scintilla il 24 agosto, Cellino San Marco, San Donaci, dove ci fu il finale nibelungico con massacro, tre braccianti uccisi e un centinaio di feriti. Stasera, a San Pietro Vernotico sarà ricordata la lunga scia di sangue che segnò per un secolo l’aspirazione dei contadini alla terra; e la reazione di latifondisti, intermediari, monopoli, banche, burocrazie, autorità geneticamente ostili ai diseredati. L’occasione (il cinquantenario è passato da due anni) è la presentazione di una ricostruzione, La rivolta agraria del 1957, dello studioso locale Cesare Augusto Marangio.È il quadro dell’Italia che la democrazia ereditò dal fascismo e si tenne stretto più a lungo del necessario: dazi, calmieri, contingentamenti, industria protetta, fino a quando la politica di liberalizzazione imposta da La Malfa-De Gasperi costrinse i “padroni” e i “don” a togliersi la palandrana, infilare il pantaloncino e nuotare.Nella crisi del ’57 (ridotta produzione, giacenze di invenduto 1956, prezzo offerto ai coltivatori dimezzato rispetto all’anno prima) non mancarono le inadeguatezze di sindacati e partiti. La democrazia stentava a irrobustirsi, specie nel Sud, anzi s’indeboliva via via che, tornati in campo i neofascisti, le componenti agrarie della Dc e le altre forze conservatrici trovavano nuovi appoggi a sostegno degli agrari. Ma, riviste nel contesto del tempo e nelle successive evoluzioni storiche, le questioni di allora forse non avrebbero potuto essere affrontate diversamente: salvo che dai partiti di governo, se avessero dato più impulso alle loro stesse innovazioni democratiche, la Cassa del Mezzogiorno e la Riforma agraria. Fatte male, non furono queste a cambiare il Sud, ma, a partire proprio dal 1957, l’esodo dalla campagna alla città e dal Sud al Nord, che avrebbe riequilibrato i rapporti economia-demografia. E però, a giudicare da quel ch’è venuto dopo, quel riequilibrio di rapporti, che significò più soldi per tutti, non significò più vita civile per tutti. Specie per i meridionali, caduti dall’oppressione del latifondo sui contadini all’oppressione delle mafie sui cittadini.

Ultimo aggiornamento il 2014-06-04 12:24:05



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